“We must go out from this Global Platform more convinced than ever that our cause is just and right, and raise our level of ambition to meet the challenge.”
Mami Mizutori, Rappresentante speciale del Segretario generale UN per la riduzione dei rischi di catastrofi


Premessa

L’Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di catastrofi (UNDDR), istituito nel 1999,  ha l’incarico di focal point nel sistema delle Nazioni Unite per il coordinamento della riduzione del rischio di catastrofi (DRR). Uno dei suoi compiti è quello di sostenere l’implementazione, il follow-up e la revisione del Sendai Framework, anche promuovendo la coerenza con altri strumenti internazionali, come l’ Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e l’accordo sui cambiamenti climatici di Parigi. L’UNDDR adotta un approccio di coordinamento multi-stakeholder basato sulle relazioni che ha sviluppato con i governi nazionali e locali, le organizzazioni intergovernative, le organizzazioni della società civile (OSC), e il settore privato.

Il Sendai Framework per la riduzione dei rischi di catastrofi 2015-2030 è un accordo globale, volontario e non vincolante. Sebbene il Framework riconosca che è lo Stato ad avere il ruolo primario nel ridurre il rischio di catastrofi naturali, di fatto riconosce anche che  tale responsabilità dovrebbe essere condivisa con tutte le altre parti interessate, tra cui igoverni locali, il settore privato e OSC e comunità locali. I punti chiave di Sendai si basano sulla sostanziale riduzione del rischio di catastrofi e perdite di vite umane, ma spaziano anche in altri settori come la salute, l’economia, beni sociali e culturali ecc..Costruito intorno a sette obiettivi globali, tredici principi guida e quattro aree prioritarie (qui una versione semplificata e grafica), il Sendai Framework si pone anche come obiettivo quello di prevenire la creazione di nuovi rischi e rafforzare la resilienza delle comunità.

Photo: © UNDRR/Antoine Tardy.

Dal 13 al 17 maggio a Ginevra, si è tenuta la sesta sessione della Global Platform for Disaster Risk Reduction (GP2019). E’ stato un momento di confronto, studio e approfondimento tra esperti, delegati e rappresentanti dei Governi, del settore privato e della società civile, ma anche un’occasione per fare il punto sull’implementazione di Sendai. Inoltre, l’appuntamento svizzero è servito ad alimentare lo scambio e il dibattito in vista di altri due importanti appuntamenti internazionali di quest’anno: l’High-level Political Forum sugli obiettivi di Sviluppo Sostenibile che si terrà a New York dal 9 al 15 luglio 2019 e il Summit sul clima della Nazioni Unite che si terrà a settembre.

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Da sapere: i 7 obiettivi di Sendai
a. Ridurre sostanzialmente la mortalità dovuta alle calamità entro il 2030, mirando  a ridurrne la media per ogni 100.000 decessi nel decennio 2020-2030 rispetto al periodo 2005-2015.
b. Ridurre sostanzialmente il numero di persone colpite a livello globale entro il 2030, con l’obiettivo di abbassare la media globale per ogni 100.000 persone colpite nel decennio 2020-2030 rispetto al periodo 2005-2015.
c. Ridurre la perdita economica dovuta direttamente al  disastro in relazione al prodotto interno lordo (PIL) globale entro il 2030.
d. Ridurre sostanzialmente i danni provocati dalle catastrofi alle infrastrutture critiche e all’interruzione dei servizi di base, tra cui le strutture sanitarie e scolastiche, anche attraverso lo sviluppo della loro capacità di recupero entro il 2030.
e. Aumentare sostanzialmente il numero di paesi con strategie nazionali e locali di riduzione del rischio da catastrofi entro il 2020.
f. Migliorare sostanzialmente la cooperazione internazionale con i paesi in via di sviluppo attraverso un sostegno adeguato e sostenibile per integrare le loro azioni nazionali affinché venga attuato questo framework entro il 2030.
g. Aumentare sostanzialmente la disponibilità e l’accesso ai sistemi di allertamento multi-rischio, alle informazioni e valutazioni del rischio da disastri per le persone entro il 2030.
Photo: © UNDRR/Antoine Tardy.

I punti di forza e debolezza del Framework di Sendai

Come già accennato il Sendai Framework è un accordo non vincolante, questo significa che i singoli Stati che compongono il forum dell’ONU possono scegliere se aderire e – entro certi limiti – provvedere a una implementazione “personalizzata” all’interno dei suoi confini nazionali. Come succede (purtroppo spesso) in questi accordi internazionali che prevedono impegni di questo tipo, ad oggi non sono abbastanza i paesi che stanno ancora attuando strategie nazionali e locali per prevenire futuri e ridurre il livello attuale di disastri. Dei 193 Stati membri delle Nazioni Unite solo 92 paesi hanno dichiarato di mettere in atto queste strategie per rispettare la scadenza del 2020 fissata dall’obiettivo E. Questo significa che il mancato rispetto di tale impegno potrebbe ritardare altri obiettivi: ovvero quelli che riguardano la riduzione della mortalità correlata al disastro, il numero complessivo di calamità, perdite economiche e danni alle infrastrutture sensibili.

Cosa emerge dal Rapporto di valutazione globale sulla riduzione del rischio da catastrofi (GAR)

Il Rapporto di valutazione globale sulla riduzione del rischio da catastrofi (GAR), viene pubblicato ogni due anni dall’UNDRR. L’edizione 2019, presentata a Ginevra il 15 maggio, fornisce il primo aggiornamento circa il raggiungimento dei sette obiettivi del framework di Sendai. Ecco, in estrema sintesi, cosa ha rilevato il Rapporto:

Target A – La mortalità dovuta a disastri in rapporto alla popolazione è diminuita se calcolata nel lungo termine. Tuttavia va segnalato che, a partire dal 1990, il 92% della mortalità derivante da disastri associati a fenomeni naturali riguarda paesi a basso e medio reddito, costantemente concentrati nella regione Asia-Pacifico e in Africa.

Target B – Disastri causati da situazioni multi rischio hanno colpito 88 milioni di persone nel ventennio 1997-2017. Solo nell’ultimo decennio, però, la media è di 24 milioni di persone all’anno colpite da disastri derivanti da naturali. Tali disastri sono tra i principali motivi di migrazione.

Target CIl 68,5% delle perdite economiche nel periodo 2005-2017 deriva da disastri. Le perdite sono per lo più ingenti a seguito del verificarsi di un rischio esteso, vengono sottovalutate e spesso da famiglie e comunità a basso reddito.

Target DIl settore più colpito è l’edilizia abitativa le cui perdite economiche rappresentano i 2/3 del totale. Il secondo settore più colpito è l’agricoltura.

Target E – Viene richiesto, come azione immediata e mirata, di rispettare la scadenza del 2020 per l’adozione di una strategia nazionale e locale di  riduzione del rischio da catastrofi . I progressi sono costanti, ma  insufficienti dato che tali strategie sono considerate  come fondamento per il raggiungimento degli obiettivi 2030.

Target F – Il lavoro per migliorare la cooperazione internazionale con focus specifico in  DRR è stato superficiale, ex post e marginale rispetto alle risorse messe in campo. Il finanziamento globale  per la risposta ai disastri appare ancora troppo residuale. Tra il 2005 e il 2017 sono stati finanziati solo 5,2 miliardi di dollari equivalenti al 3,8% del finanziamento umanitario totale: meno di $ 4 per ogni $ 100 spesi.

Target G – Una valutazione preliminare sui sistemi di allertamentomulti-rischio suggerisce che ancora c’è molto da apprendere  e che sia necessario migliorare l’efficienza soprattutto in relazione all’analisi (raccolta dei dati e valutazione del rischio) e alle azioni successive (risposta). È necessario uno sforzo maggiore per andare oltre l’analisi di perdita diretta e danni e per capire l’impatto complessivo.

Sendai Framework, community based e gender approach

Tra i principi cardine del Sendai Framework, vi è quello di promuovere la coerenza tra le politiche nazionali, regionali e locali di riduzione del rischio; queste a loro volta devono fondarsi sul community based approach.

Il community based approach è un approccio che si fonda sul coinvolgimento diretto delle comunità locali nell’identificazione e definizione delle risposte e delle soluzioni ai propri bisogni, alle proprie problematiche e necessità.

E’ sempre maggiore a livello internazionale la consapevolezza che le comunità locali sono detentrici di conoscenze e saperi sulla base delle quali si deve costruire una pianificazione mirata di tutto il ciclo di gestione del rischio, dalla risposta alla preparazione. Ed è proprio a livello locale dove le azioni e le misure di riduzione del rischio possono avere un impatto maggiore. Essenziale è il ruolo delle comunità e di tutti gli attori locali nel condurre l’implementazione di strategie in DRR, consolidando percorsi di sviluppo appropriati che includano questo approccio a livello trasversale. Per far ciò risulta dunque essenziale investire nello sviluppo e nell’empowerment delle capacità locali, abilitare gli stessi attori locali, istituzionalizzare meccanismi guidati localmente,  ed integrarli con strategie e frameworks regionali, nazionali o globali attraverso una stretta collaborazione multi livello.

Durante la global platform, il terzo settore ha avuto occasione di promuovere e illustrare esempi concreti di interventi in questo senso. Dall’Africa all’Asia, le progettazioni di medio e lungo periodo volte a costruire resilienza si basano e si stanno sviluppando su un comune approccio dal basso dove spesso le donne assumono in maniera spontanea un ruolo di leadership. Anche nel post-disastro, le donne sono dotate di risorse che permettono di rispondere in maniera efficace alle emergenze e porre le basi per le ricostruzioni e lo sviluppo sostenibile del proprio territorio.

Secondo il Sendai Framework queste azioni e programmi devono tradursi in politiche e governance dove venga dato il giusto riconoscimento e lo spazio adeguato alle donne e debbano essere riconosciute e incluse le categorie più fragili. La comunità internazionale ha riconosciuto la necessità di una forte attenzione alle questioni di genere, ai diritti delle donne e alla leadership nella riduzione del rischio di catastrofi come condizione essenziale per ottenere una resilienza efficace, sostenibile e trasformativa al rischio da catastrofi.

Quest’approccio richiede una analisi dei bisogni, delle opportunità, dei ruoli e delle relazioni all’interno di una comunità. Le disuguaglianze e le discriminazioni aumentano spesso la vulnerabilità limitano l’accesso alle informazioni, alle risorse e ai processi decisionali. Questi aspetti sono particolarmente rilevanti per il raggiungimento dell’obiettivo E del Sendai Framework secondo cui si deve incentivare l’impegno attivo delle donne e dei giovani nell’attuazione, nello sviluppo e nel monitoraggio delle strategie locali e nazionali di riduzione del rischio da catastrofi

Il Framework inoltre propone come priorità d’azione numero quattro “Migliorare la preparazione alle catastrofi per una risposta efficace e secondo il principio del Building Back Better nelle fasi di recovery (riabilitazione e ricostruzione)”. Tali fasi, che tuttavia dovrebbero essere pensate e pianificate prima, rappresentano un’opportunità per “ricostruire meglio di prima” attraverso l’integrazione di diverse misure di riduzione del rischio. Anche in questo caso, l’orientamento che fornisce il Sendai Framework è che i processi dovrebbero essere guidati da donne, rispettando la loro naturale vocazione quale punto cardine della famiglia e dell’intera comunità. Anche per questa priorità, vi è una particolare attenzione per i gruppi fragili, con lo scopo di promuovere l’equità di genere e approcci universalmente inclusivi durante la risposta e nelle fasi di ricostruzione.


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